Considerazioni sul Dualismo

Il dualismo riguarda il separare lo Spirito dalla Materia.
Niente a che fare con il Bene e il Male, colui che è dualista tende ad assegnare un diverso e superiore valore etico/morale/evolutivo a ciò che, nel suo immaginario, intenderebbe come “spirituale” (ovvero celeste, divino, trascendentale, mistico, metafisico) rispetto a ciò che intenderebbe come “materiale” (riferito ai sensi, all’esperienza mondana, alla vita attuale, materiale e corporea), operando un netto distinguo tra le due categorie convenzionalmente stabilite.

Ad esempio, dualista è chi stabilisce che le cose e gli interessi “spirituali” non debbano mischiarsi con le cose e gli interessi “materiali”. Al contrario, il non-dualista, non compie tale distinzione tra spirito e materia, assegnando lo stesso valore e la medesima natura e origine ad entrambe le esperienze: due facce della stessa medaglia.

Con l’avvento della new-age si assiste spesso ad una confusione nella definizione di “dualismo”, immaginando che tale termine riguardasse il distinguo tra bene e male e, quindi, la deprecabile presa di posizione rispetto al bene e al male. Il non-dualista, quindi l’uomo spirituale, secondo l’errore new-age, sarebbe colui che non dovrebbe occuparsi di tali questioni, poiché la spiritualità sarebbe da intendersi come trascendente rispetto ai concetti di bene e di male. Il non-dualista – secondo l’errore new-age – dovrebbe “non cadere nella trappola” del prendere posizione, dovendo la sua visuale spirituale orientarsi su più alte concezioni. In realtà, così facendo, non si fa che ribadire la distinzione tra faccende terrene (l’attualità, la cronaca, la politica, la vita mondana con il loro bene e il loro male) e faccende spirituali (da ritenersi disimpegnate, meramente metafisiche e trascendentali), assumendo quindi una posizione del tutto dualista!

Il non-dualismo non va confuso con l’ignavia e con la non-partecipazione alle questioni mondane, terrene e materiali, proprio perché, secondo il vero non-dualismo, non sono di natura diversa da quella spirituale e, anzi, rappresentano proprio il veicolo evolutivo (la palestra) della nostra coscienza incarnata. Siamo qui proprio per prendere posizione, per discernere, per esprimere la nostra capacità critica e di smascheramento della menzogna, per lottare per la giustizia e per la verità, pur nei limiti della nostra sempre imperfetta percezione che, perfezionandosi attraverso il Cammino, potrà migliorare sempre più la nostra capacità di discernimento e di interpretazione del senso delle cose. Ma, intanto, facciamo sempre e comunque la nostra parte, che non è quella dell’ignavia e del disimpegno (ovvero della fuga dalla responsabilità civile) dietro l’alibi del voler essere “spirituali” e intoccati dalle brutture del mondo.

Stabilito che siamo qui proprio per prendere posizione e discernere tra bene e male, quindi anche per denunciare (!), in un contesto dinamico inevitabilmente fatto di diversità e polarità, di falsità e di ingiustizie, secondo una concezione non-dualista della realtà complessiva (al contempo sempre spirituale e materiale, materiale e spirituale), stabiliamo anche che altra cosa, giustamente rilevata, è quella del non farsi prendere da attaccamento, identificazione, polarizzazione, scelte di campo, fanatismo, faziosità o moralismo: vizi di prospettiva che certamente impediscono una lucida e costruttiva analisi del bene e del male nei propri contesti esperienziali. L’attenzione al non cadere nel moralismo, nelle trame della menzogna e della manipolazione (così come nella strategia della paura) è quell’attenzione sacrosanta e necessaria per muoversi correttamente tra il bene ed il male, movimento che non va quindi rifiutato a priori (come effettivamente farebbe il dualista pensando così, come gli raccomanda la new-age, di essere non-dualista), ma che va gestito con intelligenza e prospettiva, quindi con Coscienza, come dovrebbe fare il non-dualista (quello vero) nel suo rapporto con ogni cosa.

L’invito al non-giudizio e al non-dualismo, secondo bacate reinterpretazioni new-age, sono veleni manipolatori che intendono disinnescare il nostro potere/dovere di discernimento, scelta e azione responsabile.

Io, ad esempio, mi interesso di attualità, di cronaca, di politica e mi espongo: prendo posizione. Lo avrete notato dai miei post. Lo faccio, cercando di mantenermi lontano da moralismi e “pendoli”, certamente secondo la mia capacità di “intelligere” (essa stessa oggetto di costante autocritica ed evoluzione), proprio perché credo che la nostra partecipazione alla realtà del mondo sia doverosa proprio come atto di coscienza ed esperienza più che mai spirituale.